Storie #1

Oggi è stata una giornata dura.

Mi sono alzato alle sei e mezzo per preparare la colazione a tutti, come sempre. Il primo ad arrivare è Ivan, che ancora con gli occhi chiusi e la vocetta sonnolenta si accoccola sul divano e, al mio buongiorno e bacino, commenta con: “Voglio un panino con la nutella”. Appena alzato ha fame, come papà.

Allora: orzo per me, orzo per Nicoletta, panino (subito) per Ivan, panino (per scuola) a Ivan, biberon latte e biscotti per Andrea. A proposito, ancora dorme? “Pappààààà”, ecco, appunto. “Uàua”, sì, ecco il lattuccio. Vieni anche tu sul divano, telegiornale, sport e oroscopo per tutti. 5

Alle sette sveglio Nicoletta. “Amore, stamattina piove. Equipaggiamento da guerra, sul motorino”. “Uffa”…

Magico tourbillon al bagno dove in quattro, perfettamente sincronizzati, ci svestiamo-laviamo-rivestiamo. Un’occhiata allo zaino di Ivan, e suonano i nonni per portarli uno al nido e l’altro in prima elementare. Bacini bacini, saluti e via. Sgancio la mia bicicletta, e il motorino a Nicoletta, così non si sporca e fa prima al lavoro.

Il lavoro va da solo, la testa è altrove, è già a stasera, quando vedremo le maestre di Ivan. Un po’ di scherzi su Facebook, un po’ di cose serie, in pausa pranzo scrivo sui miei blog, e continuo la sfida “pranza con un euro”. Si risparmia sullo stipendio e sulla panza.

Telefonata all’amore mio tanto per non scordarci che ci amiamo. Che non è che uno se lo dimentica, ma se ce lo diciamo è meglio. Meno male che al lavoro ho delle colleghe eccezionali. Non ti fanno mai mancare l’appoggio e il tempo per una chiacchiera non lavorativa. Conta moltissimo un ambiente così, ti fa sentire meno solo.

Alle sei riprendo la bici e via a scuola a sentire che ha combinato Ivan.

A scuola aspetto Nicoletta, che arriva trafelata e in ansia. Purtroppo il nostro campione sta digerendo lentamente il tempo pieno. Non ha problemi a fare i compiti, ma si annoia e non sopporta sedia e banco per tutte quelle ore. E non va punito, va incoraggiato; e non va messo in ansia, o rifiuterà la scuola. E non devi fargli vedere quanto ti piace che sia “ribelle”, perché sennò farà anche peggio e si perderà il bello della scuola.

Nuovi compiti per noi genitori. Forza, che le belve ci aspettano. Torniamo, come quando “eravamo fidanzati”, in due sul motorino, e si scherza e si gioca, finalmente, per cinque minuti in pace, nel traffico.

A casa, portati dai nonni, ci aspettano Ivan e Andrea, affamati di baci e di altro.
La cena per loro davanti a un gioco televisivo fesso che tu non guarderesti mai ma che a loro due fa ridere da matti; e allora metti a posto le tue sovrastrutture e la tua cultura, e fai entrare dentro le loro risate. Pipì, pigiamino e via a giocare finché non arriva il sonno, mentre io e Nicoletta ci prepariamo da mangiare e finalmente parliamo della giornata passata e di quella di domani.

Ivan si addormenterà sulle costruzioni, o con un libro in mano, chissà dove: si fa cogliere dal sonno così, dove capita. Andrea invece starà sul divano con la mamma e il fido biberon di latte e biscotti. Li portiamo a letto, li sistemiamo, ci spartiamo le faccende di casa, poi io e Nicoletta ci vediamo un film, lo sport, oppure giochiamo al computer finché non crolliamo.

Oggi è stata una giornata dura, per tutti.

Ma mi piace così.

Già pubblicato nell’ottobre 2010 in Femminismo a Sud.

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