Lontananza

Ci sono parole con le quali lotti da sempre, perché il loro significato cambia nel tempo e se non te ne accorgi spesso stai male senza sapere il motivo.

Una di queste è: lontananza.

10 Quando ero piccolo la lontananza era solo quella geografica. I chilometri che separavano i miei genitori, e che percorrevo dall’uno all’altro secondo le disposizioni del giudice erano materialmente “quanto” ero lontano dalle cose che amavo, e ne soffrivo.

Crescendo la lontananza è diventata astratta, ideale: è l’impossibilità di vedere il traguardo per il quale studio e lavoro, è la difficoltà a credere che mi sto impegnando nella politica “giusta”, è il buio delle caotiche possibilità che non so neanche di avere. Queste distanze erano lontananze spesso soffocanti, insopportabili.

Poi conosci una lontananza nuova, incolmabile e dolorosissima, quella che separa te e la persona che ami quando scopri che lei “non è come pensavo”. Un abisso visibile, nitido: l’altra sponda è là, sembra vicina, ma non potrai mai arrivarci vivo. E’ una lontananza quasi ridicola, perché per scoprila devi esserci stato a contatto. E’ una lontananza verticale, profonda; forse per questo spesso la si chiama “ferita”. E molte volte non la puoi evitare, perché quella lontananza ora è in uno spazio che è il tuo.

Adesso ne vivo un’altra, che tiene insieme assurdamente amore e paura in una miscela dolce e amara. E’ la lontananza con un figlio che cresce e che diventa ogni giorno, ogni parola, ogni esperienza in più “una persona”, e si allontana da me. Questa lontananza è sacra, è il rispetto che gli devo come persona che ho la responsabilità di far crescere; ma non posso fingere che non sia doloroso farlo allontanare da quella cosa indistinta che, una volta, eravamo “noi”.

Siamo solo esseri umani, e nessuna grande gioia futura, altrove, lontana ci libererà da questo piccolo dolore che sentiamo adesso, qui, vicino. A volte siamo costretti a vedere le cose dalle quali ci allontaniamo anche se guardiamo avanti; sono loro ad andare più veloci, ed è giusto così.

Già pubblicato su Raramente c’entro qualcosa.

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