Ci devi stare, caro papà.

Quando nasce tuo figlio.
Non sembrerebbe molto necessario parlarne – almeno a me. Invece ancora tanti neopadri non assistono al parto della loro compagna. Fatto salvo il consenso di lei, perché non assistere alla nascita del proprio figlio / della propria figlia? Quando è toccato a me avevo anche io paura di svenire o chissà cosa, ma mi sono detto che non c’è posto migliore per sentirsi male che un ospedale. Andiamo e vediamo.

9  Poi sapevo che per la mia compagna non sarebbe stata una passeggiata, mi pare il minimo essere lì con lei. Non è solo un suo “compito”, o “affari suoi”; certo è il suo corpo che rischia e che fatica, e se non mi vuole accanto per motivi suoi è libera di deciderlo – assumendosene la responsabilità. Ma visto che ero lì con lei nel momento dell’eiaculazione, è m’è anche piaciuto parecchio, mi pare il minimo essere lì con lei nel momento del parto, no?

Scusate il momentaneo tono cinico ed egoista, ma devo dire anche che vederla soffrire è stato molto istruttivo. Non c’è empatia che possa far capire a un uomo che cosa significhi partorire, ma assistere a urla, sforzi, tentativi, spinte e sofferenze è già qualcosa. Vi assicuro che per farsi un’opinione riguardo certi argomenti presi alla leggera da così tanti uomini – l’aborto, l’autodeterminazione delle donne, quanto conta un corpo differente, uh le cose! – quella di assistere a un parto è un’esperienza fondamentale. Diciamo che si sviluppa un sano “rispetto di genere” per certe tematiche, ecco.

Detto ciò, il motivo principale per me fu, semplicemente… è mio figlio. Ma dove cacchio dovrei essere quando viene al mondo? E soprattutto perché dovrei essere altrove? Ma come posso sopportare di far passare anche solo dei minuti prima di conoscerlo, toccarlo, sentirne la voce? Boh, davvero non capisco che cosa possa fermare un neopadre davanti a una porta con dietro suo figlio/sua figlia. Però mi sono documentato.

Si legge qualunque cosa. Ricerche che danno la presenza dell’uomo in sala parto dannosa, perché fa produrre alla donna meno ossitocina; racconti nei quali l’uomo scarica le sue ansie sulla compagna, che già non è che proprio stia lì per quello, figuriamoci quanto le fa bene la compagnia ansiogena del quasipapà in panico totale; i racconti mitologici – supportati da statistiche fatte a cacchio – per i quali lo “choc” del parto causerebbe al fine dell’intimità sessuale tra i partner.  Poi segui i link di queste notizie e capisci che ciascuno tira l’acqua al suo mulino.

Beh, caro quasipapà, è ovvio che se solo all’idea di assistere diventi ansiogeno e probabilmente in sala parto si dovrà soccorrere te, allora stai bene a casa – e stai pronto ad assumerti la responsabilità di questo gesto. Che ti verrà rinfacciato, sicuramente, prima o poi. Io ricordo che già in sala d’attesa c’erano neopadri da pochi minuti che davano craniate al muro – non in senso metaforico, eh – e pentirsi per non esserci stati. Poi, fai tu. Quelli sono momenti nei quali comprendi cose che nessuna parola, nessun racconto può farti comprendere. Se stai per diventare padre, già nella vita ti sarà successo di “perderti” qualcosa – beh, niente è come quello. Non c’è partita, concerto, appuntamento,”treno che passa” che puoi paragonare a quello. E’ un momento nel quale capisci un’enormità di cose in pochi minuti. E altrettante ne impari. Pensa bene se la tua presenza – in quel momento e in futuro – avrà più conseguenze negative che positive per te, per lei e per tuo figlio/tua figlia. E prenditi le tue responsabilità, nell’un caso come nell’altro.

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6 thoughts on “Ci devi stare, caro papà.

  1. bravo, dillo. E ti regalo anche un nanetto per quei neopadri che non hanno capito che devono stare attenti a quello che dicono davanti a una donna incinta. Come il mio conoscente spiritoso e cazzone, che si era creato come running gag temporanea quella che lui noo, in sala parto il minimo che gli succedeva era svenire. E noi che lo conoscevamo cazzone e conoscevamo le sue running gag sapevamo che nn era vero, ma la santa donna che doveva partorire sua figlia, e che lo conosceva meno di noi, e che nn parlava la sua lingua, perchè il fascino del rimorchio straniero è una mano santa ma sulle battute qualcosa te lo eprderai per tutta la vita, ecco, la povera l’ ha preso sul serio. E siccome è il tipo organizzato ha convocato me e l’ altro testimone per tenerlo fermo nella sala d’ aspetto, per paura che le uscisse di testa, cosi lei si poteva dedicare in santa pace al sacro compito. Risultato, lui ha assistito di nascosto da dietro una tendina alla nascita di sua figlia, che lei non lo voleva manco vedere o si straniva, noi testimoni con l’ ex-sposo ci siamo ammazzati dalle risate in sala d’ aspetto e quando lui provava a entrare e lei lo cacciava, a me veniva solo da pensare: ben ti sta, impari a fare le battute a sproposito. Ovvio che mi è dispiaciuto epr entrambi, ma quando uno se le va cercando

  2. Tutto bene, ma ci sono uomini che non se la sentono e non li biasimo. Mio marito è rimasto alle mie spalle durante i miei due parti perché non se la sentiva di affrontare al 100% la vista della nascita delle sue figlie. E io preferisco avere ancora una vita sessuale che una dominata dalla visione di me spanata per partorire (esagero, ma mica poi tanto).

  3. Mio marito sviene quando gli entra una scheggia in un dito – e non bastasse, io non ero certa di volerlo in sala parto.
    Quando s’è trattato di fare il cesareo, mia sorella per scherzo gli ha detto di prepararsi per andare in sala operatoria, e lui, spaventato, bianco come un cencio, ha detto solo “dove trovo un camice”.
    L’ho amato moltissimo per questo.

  4. Condivido in pieno. Esserci perchè è un piacere, esserci perchè è un dovere, esserci perchè è irripetibile, esserci perchè se no non sei un supereroe…esserci perchè è anche giusto avere paura, esserci per scoprire che poi non fa così paura!!

  5. Grazie per le vostre parole. Ciascuno, se vuole, può documentarsi sull’opinione contraria alla propria – per cui le repliche non servono più di tanto. Meglio lavorare condividendo le esperienze, in modo che altri siano invogliati a tirar fuori le proprie e farle circolare.

  6. Il tuo post è molto bello e molto giusto e credo che se fossi un uomo vorrei davvero assistere al parto, avere almeno la parte di spettatore per quello che è un miracolo che appartiene al mondo femminile. Ma credo che per una donna non sia facile avere il proprio compagno in quel momento, mostrare il suo lato più animalesco, la sua debolezza e fragilità, mostrare il suo corpo contorcersi, mostrare il suo dolore a una parsona che la ama. Questi sono i dubbi che mi pongo, è difficile mostrare il proprio dolore, e penso che forse, con il mio compagno a finaco, cercherei di fingere, di minimizzare, mi riterrei dall’urlare e dal vivere l’esperienza in modo totale. Non so, sono incinta e se il mio compagno volesse assistere non glielo negherei, per non fargli perdere “lo spettacolo” più intenso della sua vita, ma sinceramente non so come lo vivrei io, ma poi in fondo mi dico che siamo una coppia e che condividere un’esperienza del genere no puo’ che unirci ancora di più. Poi mi passa ogni dubbio se penso ad una mia amica che ha partorito da poco e sull’argomento mi ha detto: ” guarda, in quei momenti in sala parto potrebbe esserci anche un drago volante che non ci faresti caso!”

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