Nintendo DS, o della cultura

Come sempre alla fine dell’anno scolastico, Ivan vuole impiegare i soldini “risparmiati” durante l’anno per comprarsi un regalo. L’ultima cena di classe ci ha suggerito cosa comprargli. IvanFlipper

Abbiamo scelto con lui e per lui – e inevitabilmente anche per il fratello – un Nintendo DS usato, con una raccolta di giochi del loro amatissimo Mario Bros. L’oggetto che abbiamo visto in mano alla maggior parte dei suoi coetanei, e che lui ha desiderato tanto.

E’ stata l’occasione per riflettere sul concetto di normalità, come omologazione ai comportamenti dei suoi amici e del “gruppo” al quale appartiene, e quindi di cultura. Non credo che “i videogiochi facciano male”, come neppure credo che “la televisione faccia male”. Esistono moltissimi videogiochi stupidi e diseducativi (e dai tempi nei quali mi bruciavo gli occhi davanti ai fosfori verdi ne ho visti parecchi), e la maggior parte dei programmi televisivi sono semplicemente inguardabili per la loro ipocrisia e violenza (e anche in questo caso,  essere cresciuto a cartoni animati giapponesi tagliati e doppiati male è servito). Però, nessuna di queste due evidenze sono sufficienti per dire che le console sono oggetti da non comprare ai bambini, né che la televisione non deve entrare in casa. Il lavoro da fare – come per tutti gli altri aspetti della vita coi miei figli – è scegliere per loro, e non per me.

Vivono e vivranno in un mondo nel quale le console e la televisione sono e saranno oggetti comunissimi, e diffusi veicoli di cultura. Proibirli o impedirne a loro l’uso sarebbe non solo, come tutte le proibizioni, stimolo per farne un uso incosciente e indiscriminato, ma soprattutto un modo per tagliarli fuori dalla cultura nella quale si trovano a crescere. Dovrebbero imparare a farne un uso critico, e non ad averne paura o a snobbarle. E l’uso critico comincia comunque con un semplice uso.

Sono stato un bambino molto chiuso, molto introverso e accanito lettore. Per motivi meramente economici avevo pochi giocattoli, nulla di “alla moda”, ed ero – e mi sentivo – evidentemente diverso dagli altri bambini. Ero incoraggiato a coltivare questo sentimento, del quale mi sono liberato con grande fatica solo molti anni dopo. Ho capito solo dopo aver pagato un altissimo prezzo in termini di solitudine e incapacità espressiva che il contatto con gli altri e la loro cultura non va né evitato come sempre nocivo né accettato come assolutamente positivo – va coltivato, rispettato, criticato, imparato.

Il problema adesso, da padre, è scendere al livello dei miei figli e rendermi conto che, per un bambino, la “cultura” è soprattutto l’insieme di argomenti e attività condivisibili con i coetanei. E che eliminare, evitare, proibire uno degli “argomenti” più in voga potrebbe avere delle conseguenze più grandi, nel loro mondo, di quanto noi possiamo immaginare. Prima di tutto – e sicuramente – sentiranno che qualcosa “gli manca”, qualcosa che gli altri hanno. Il mio non è un invito all’omologazione delle abitudini e della dotazione di beni di consumo, ma una riflessione sull’adattabilità di nostre – di adulti – convinzioni, e del modo di declinarle e realizzarle per chi adulto non è.

Ciascun genitore può scegliere il proprio comportamento. Per quanto i miei figli siano “speciali” (perché sono i miei, perché intelligenti sensibili e belli come nessun altro bambino 🙂 ) vivranno in un mondo pieno di altri loro simili, e con loro dovranno pur parlare di qualcosa, dovranno pure condividere qualcosa. Un videogioco, un cartone animato, un film possono essere l’inizio di un senso comune – costruito lontano da me e dagli altri adulti – nei quali possono ritrovarsi, cominciare una conoscenza autonoma, esplorare le reciproche differenze, autodeterminarsi.

Annunci

One thought on “Nintendo DS, o della cultura

  1. Nella mia zig-zagata esperienza di mamma, in un andirivieni continuo (oltreché tormentato) fra mie ipotesi culturali e le empiriche evidenze che l’osservazione dei miei figli e dell’ambiente in cui sono immersi mi forniscono… mi ritrovo ogni giorno a giungere alle tue stesse conclusioni. Credo io di aver avuto delle esperienze da bambina diversa ma non per il numero di oggetti posseduti o l’esposizione ai cartoni animati dell’epoca, cui accedevo come i miei coetanei e le mie coetanee. Eppure crescendo ho sviluppato e coltivato lo spirito critico che mi ha permesso di compiere le scelte che ora compio e dotarmi degli strumenti per decostruire i messaggi che ricevo. Così anch’io ho maturato la convinzione (sempre da rimettere in discussione) che tenere i miei figli lontano dai demoni contemporanei che citi non faccia loro del bene. Per i motivi che argomenti e per una convinta sfiducia nel proibizionismo cieco. E perché penso che dobbiamo sperare in un futuro di uomini e donne consapevoli che usino consapevolmente la tecnologia e la riempiano di contenuti e di spessore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: