La presenza

Anche ieri sera Ivan mi ha chiesto di giocare con lui, dopo cena. Anche ieri sera ho “barattato” il mio consenso con la sua visita finale in bagno per la pipì e il lavaggio dei denti. Ivan non mi ha chiesto di fare niente; dovevo solo stare lì, a vederlo giocare e a rispondere alle sue domande. Aveva voglia di costruire alti e sottili castelli con le costruzioni di legno per poi abbatterli con le Hot Wheels. Ogni tanto una domanda, o una richiesta d’aiuto per posizionare bene un mattoncino. Nient’altro. E se provavo ad alzarmi per andare via, Ivan mi chiedeva di rimanere, dicendo “papà, stai qui con me”. Stai, non c’è bisogno che tu faccia qualcosa. Non ti ho visto per tutto il giorno, adesso rimani vicino a me per qualche minuto. Qui, nella mia stanza dove sto giocando, e non altrove. Sei tu papà l’ospite del mio spazio. Con me, non con qualcun altro di là o con altre persone di altri ambienti. La sua è una richiesta esplicita, gli serve qualche minuto di rapporto esclusivo con me. Vuole la mia presenza, il mio essere lì con lui. ivan

Ha bisogno di cose diverse dal fratello: con Andrea il rapporto è ancora molto fisico, fatto di solletico, baci, carezze, colpi “finti”. Andrea mi vuole in momenti precisi, a sua richiesta: se manco, sono guai, me lo rifaccerà alla prima occasione. Gioca pochissimo con me, anzi posso dire che non vi vuole intorno quando gioca: ma devo esserci quando ha una domanda o una richiesta, altrimenti sono guai. Ed è Andrea a informarsi su di me, quando non ci sono. E’ lui, e non Ivan, a chiedere dov’è papà quando esco dopo cena o faccio tardi o vado da mia madre. E’ lui il primo a salutarmi quando rientro e a informarsi su cosa ho fatto.

Con Andrea lo scontro caratteriale è sempre forte, ma dura pochissimo ed è senza strascichi, anche se raggiunge notevoli picchi di energia e rumore; con Ivan c’è un’intesa profonda, ma nessuno dei due dimentica mai un torto o una brutta parola. La loro sarà un’adolescenza durissima. Per me 🙂

andrea La presenza è una relazione, non è un semplice stare lì. Va modulata secondo la sensibilità di un figlio, che è diversa da quella dell’altro. Non posso pretendere che entrambi la vivano allo stesso modo – può darsi che sia questo il motivo per cui raramente bisticciamo quando siamo uno e uno, ma quasi sempre qualcosa non va quando siamo tutti e tre. E’ molto difficile essere lo stesso papà per tutti e due, perché il fatto che io lo sia “fisicamente” non garantisce nulla su come io riesca ad esserlo nella relazione con loro, presi uno a uno, o tutti e due insieme. Ecco perché è spesso molto utile fare qualcosa insieme: l’attività guida la presenza secondo una serie di azioni che regola i rapporti tra tutti i partecipanti, e permette a tutti (me compreso) di “sintonizzarci” sulla stessa volontà, sullo stesso piacere.

Leggere un libro, guardare un cartone o la partita, fare una buca nella sabbia, andare al supermercato, fare i compiti, mangiare insieme possono spesso sembrare attività troppo guidate da uno scopo, troppo passive, oppure banali per essere davvero utili nel rapporto con i figli; credo invece che siamo modi di regolare la propria presenza su abitudini, comportamenti, pretese e soddisfazioni reciproche in un quotidiano che sarà sempre il tempo più rilevante trascorso insieme. Quello di cui, probabilmente, ci si ricorderà meno, anche se ci ha insegnato di più.

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2 thoughts on “La presenza

  1. è un mestiere sacro quello del genitore, e leggendo le vostre esperienze nei vari blog e confrontandole con le mie mi rendo conto che non c’è e non ci può essere un libretto di istruzioni, possiamo solo viverla secondo il nostro istinto.

  2. Pingback: …diventare padre è un’esperienza che cambia… | laboratorio donnae

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