Da dove viene l’indifferenza

Alcune persone, come me, sono state abituate a mantenere continuamente un certo distacco, un certo sangue freddo in tutte le situazioni. E’ un’idea di controllo che ti viene inculcata, con la quale sei cresciuto, perché chi prendeva per te delle decisioni ha preferito metterti subito sul chi vive e insegnarti a non abbandonarti mai troppo all’emotività degli avvenimenti. Per un certo periodo, per un tipo di vita alla quale sei costretto, va anche bene, è sicuramente un’ottima idea.

ddviCrescendo, però, quel distacco verso il mondo circostante diventa una forma mentis, un paio di occhiali che, se non ricordi di averli su, distorcono tutto ciò che vedi. E lo colorano di cinismo, un grosso problema che non fa più vedere e sentire i sentimenti altrui. Problema che diventa grossissimo, quando diventi papà. Esattamente come l’ironia può non essere capita dai bambini, perché ci vuole tempo per comprendere i vari livelli di significato che possono assumere le espressioni linguistiche (quindi, mi raccomando, salutate come una enorme crescita la prima “battuta” dei vostri figli!), allo stesso modo il cinismo o lo scetticismo sono quasi sempre del tutto incomprensibili per loro, se non come una inspiegabile lontananza. Quella via breve rappresentata da una risposta cinica o sarcastica non è efficace con chi ha bisogno ancora di fare tutta quella strada che la tua frase accorcia.

Penso alla classica espressione “così t’impari”, e alle sue mille differenti declinazioni, che non insegna nulla se non l’indifferenza. Per tuo figlio quello che è appena successo è stata una brutta esperienza, un errore, uno spavento; gli serve non sentirsi solo, invece che sentirsi deriso. Tu, papà, che sei quello forte, grande e grosso, con quella frase non trasmetti né forza né sicurezza, solo cinismo. Che non potrà che avere in cambio, alla lunga – non oggi, ma tra molti domani – insensibilità e indifferenza, dato che diventi tu quello che giudica, quello da cui tuo figlio si difende, quello di cui ha paura, quello che non è con lui.

Quando mi succede – perché sì, ogni tanto mi succede di adoperare quell’orrido “così t’impari” – cerco di rimediare subito scusandomi per le parole, usando un contatto fisico, un abbraccio, un bacio, per superare l’empasse della mia stessa inutile e sterile freddezza.

Così m’imparo. Almeno spero.

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