Storie #7 – Spiegare l’inspiegabile

Stasera (31 Ottobre, Halloween) abbiamo visto Frankenweenie, tutti insieme sul divano. Un mese dopo che se n’è andata Giuditta, la nostra micia che c’era prima di Ivan e Andrea, la prima cosa di cui ci siamo occupati io e Nicoletta.

E’ molto difficile parlare ai figli del male, della sofferenza, della morte. Vorresti non doverlo fare mai – come se non ci fossero altri e altre persone a farlo, prima o poi – perché c’è da mettere insieme il tempo, il corpo, il dolore, tre cose enormi che sembrano così incomprensibili a un bambino e così indicibili per un adulto. E invece tocca spesso a papà doverlo fare. A me è toccato.

cicciMareC’è stata una lunga malattia, un’operazione. C’è stato dato, per fortuna, un tempo per decidere una tattica, mentre Giuditta non ce la faceva, lentamente, più. Abbiamo voluto non farla soffrire troppo, abbiamo voluto decidere per lei quando far accadere l’inevitabile. Ho avuto per i bambini le parole più ovvie, le carezze più scontate, gli abbracci. E’ stata durissima, anche se mi sono ripetutoil discorsetto decine di volte prima di farlo: Andrea ha pianto a lungo, Ivan si tratteneva e faceva domande. E per giorni domande sull’età, sulla vecchiaia, sulla morte.

Grazie ad amici meravigliosi – ma lo devo incontrare uno che critica i social, mi deve capitare sottomano – ho potuto confrontarmi e capire che serviva soprattutto ai bambini “una cerimonia”: un momento, un luogo dove salutare Giuditta. Abbiamo preso alcuni suoi oggetti e tutti insieme li abbiamo portati vicino al nostro fiume, tra un gruppo di alberi, e li abbiamo seppelliti lì.

Adesso si può anche vedere insieme un film nel quale un bambino perde il suo amico a quattro zampe e fa di tutto per riaverlo, a dispetto degli adulti ottusi e increduli. Ci si può commuovere al ricordo, si può piangere per quello che è successo senza che il dolore sia inspiegabile, senza che l’assenza non abbia motivo. Ciò che non si può spiegare va comunque vissuto, in qualche modo, e ci stiamo riuscendo.

Ci saranno altre domande, ma almeno adesso c’è un esempio.

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