Quello che non ho avuto io

panchinaMio nonno materno non solo non l’ho conosciuto io, ma neanche mia madre: morì in un incidente quando lei era molto piccola, e di lui ho solo visto una vecchia foto in bianco e nero. Però, porto il suo nome.

Mia nonna materna non è vissuta molto più di lui, finita da un male allora incurabile. Sono cominciate così le vicissitudini di mia madre, le cui sofferenze poi ricaddero su di me in mille modi diversi. Anche di lei non ho visto che vecchie foto, dove si intravede una impressionante somiglianza con la figlia.

La mia nonna paterna l’ho conosciuta di più, ma non molto profondamente. La ricordo sempre intenta a cucire, col ditale d’argento sempre infilato; e poi quando fece una tremenda piazzata a mia madre che se ne andava dalla casa del figlio, per divorziare.

Anni prima se n’era andato mio nonno paterno, Primo. E come te lo scordi uno con un nome così? Di lui ho ancora l’immagine del suo cappello sempre in testa, le risate delle partite a scopa la domenica mattina, le sue braccia incrociate davanti all’orto, piccolo ricordo dei campi lasciati in Umbria. Ci fu un incidente di cui non vollero raccontarmi i particolari, avrò avuto sei anni. Tempo dopo, entrai nella sua stanza e mi presi la sua radio Polaris che ascoltava ogni giorno e il coltellino con il quale mi sbucciava la frutta.

Insomma, non ho idea di cosa siano i nonni, ma ho sempre voluto fortemente che i miei figli avessero un rapporto con i loro. Con i genitori di mia moglie è facile, sono presenti, vicini e ci danno una grossa mano in molte faccende quotidiane. Con i miei genitori, separati da trentacinque anni, è logisticamente un po’ più difficile ma riesco a mantenere dei contatti a dispetto della lontananza geografica e di vita.

Oh, certo, ci sono problemi di autorità, di responsabilità e di decisioni – i nonni si sentono evidentemente più che genitori, e pochissimi sanno godersi il rapporto con i nipoti come credo si debba fare: divertimento e condivisione di esperienze, lasciando le responsabilità ai genitori, perché sono comunque cose loro. Sono figure autorevoli diverse da mamma e papà, ed è bene che i figli imparino a gestirsi presto anche questo tipo di rapporto umano, senza replicare (ancora?) dinamiche genitoriali.

E’ stato molto difficile separare il mio rapporto di figlio da quello di padre. Ho dovuto mordermi spesso le labbra per non rinfacciare a mia madre quello che permette ai nipoti; e ho dovuto ricostruire su una base civile il rapporto con mio padre per far avere a Ivan e Andrea il nonno che è giusto conoscano. Se con mia madre è stato relativamente facile separare il nostro rapporto madre/figlio da quello nonna/nipoti, dato che lei ha limitato molto le ingerenze negli affari miei dovendosi occupare dei suoi, con mio padre il problema è stato imparare a convivere con qualcosa di, in sé, ingestibile. Senza i miei figli e il desiderio di fargli vivere l’esperienza di un nonno, non ce l’avrei fatta. Ho guadagnato qualcosa anche io, come sempre quando ci si mette tutti in gioco.

Pur non sapendo che cosa siano i nonni.

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