Quando tocca a te

lorenzo1976Mi chiedevo, prima di diventare padre: “sarò il padre che ho avuto o quello che desideravo?”. Una domanda alla quale non si può certo rispondere, appunto,  prima di diventare padre; ma alla quale dopo non serve più rispondere. Una cosa che non mi sarei mai immaginato è quella di diventare io, un giorno, il “genitore” dei miei genitori.

Natale è una di quelle occasioni nelle quali ripensi a tante cose lasciate, a ricordi che sembrano appartenere ad altre vite, ad altri mondi. Sì, erano trent’anni fa, anche trentacinque o solo venticinque – ed erano altre ère, distanze siderali che pure hai percorso. In quei mondi, altri prendevano decisioni nei giorni di festa: cosa fare, chi vedere, dove andare, quando e cosa mangiare. Il papà, la mamma.

Passano gli anni e adesso lo fai anche tu; ma lo fai per i tuoi figli e anche, spesso, per i tuoi genitori. Troppo lontani, o troppo vecchi, o troppo stanchi, o troppo poveri – per uno qualunque di questi motivi, sono loro a chiederti “cosa fai a Natale?”, anche se la loro richiesta in realtà è un’altra.

Non ricordo di preciso quando è successo, ma a un certo punto ho cominciato a occuparmi di mia madre; ho cominciato a prendere decisioni per lei, a farle ramanzine, a preoccuparmi di quello che fa e che non fa. Come a un certo punto, soprattutto da quando ci sono i nipoti, mio padre è diventato decisamente più malleabile e disponibile nei miei confronti; e non ho più avuto paura a lasciarlo alle sue cose, alle sue decisioni, per pensare alle mie.

Con i miei genitori sono in gioco, da quando sono padre, forze non immediatamente avvertibili. Ricordi, ripicche, dolori che pensavo sepolti si riaffacciano freschissimi quando alcune situazioni tra nonni e nipoti sono così simili a quelle tra me figlio e i miei genitori; e quell’inespresso adesso ritorna, e divento con loro intransigente, impaziente, indifferente. Torno il bambino che ha sofferto, e che ancora non capisce il perché.

I miei figli mi hanno dato (anche) una nuova prospettiva sui miei genitori, anzi, direi proprio una nuova posizione. Anche a questo non ero per niente pronto; sono giorni nei quali questi rapporti di forze sono molto sollecitati, e sono molto più stancanti della già non proprio riposante vita da padre. Rimane costante il pensiero che “i genitori non si scelgono”; se rappresenta una (magra) consolazione per me figlio ora diventato adulto, è una delle più inquietanti considerazioni quando le penso riferite ai miei figli.
“Desiderano un altro padre? E quale? E perché? In che senso?”

Imputo il tutto alla stanchezza, alle abbuffate. Buone feste.

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4 thoughts on “Quando tocca a te

  1. Ciao, ti seguo da poco.
    Mi ritrovo nelle tue considerazioni e l’ultima, quella che chissà mio figlio preferirebbe un’altra madre, mi ha investito questo natale come un treno ad alta velocità. E mi è indigesta peggio del pranzo di natale.

    • Sì, è molto indigesta. Per fortuna sempre i figli sanno come fartela passare, ma il dubbio rimane piùdi quanto vorremmo. E’ il caso di trasformarlo in qualcosa di produttivo, a lasciarlo lì finisce che guasta tutto. Dàje.

  2. Il fritto, il fritto, quanta metafisica potrebbe essere imputata al fritto. Hai ragione, ci sono forze in gioco di cui non sei consapevole, e delle volte queste coinvolgono anche i tuoi eventuali fratelli e sorelle. Un certo meccanismo tra mia madre e mio fratello adulto che a mio avviso non faceva bene a nessuno dei due, sono stata io a romperlo sottraendomi a un circolo consolatorio in cui mia madre mi metteva sempre di mezzo. E credo abbia fatto bene a tutti. Altri nei miei confronti forse li hanno rotti loro.

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