I carciofi e i pregiudizi

Non sono uno schizzinoso nel mangiare, mi piace provare tutto e digerisco qualunque cosa. Però qualche cosa che non mi piace c’è. Per esempio, i carciofi. Posso appena tollerarli con la pasta o infornati insieme a qualche altra mezza dozzina di cose, oppure fritti. Ma fritto e con la pasta sta bene pure il cemento; ma da solo, no, non c’è niente da fare, il carciofo non lo sopporto. Mi pare di addentare un quaderno usato.

Problemi miei, sono gusti. A casa, però, la conseguenza è che di carciofi se ne vedono pochi. Con tutta la buona volontà, sarà difficile che i miei figli imparino ad apprezzare – perché anche se non mi piacciono sono un degnissimo alimento – i carciofi. Se pure glieli cucino e tento di farglieli mangiare, quelli sono piccoli ma non sono mica scemi: se ne accorgono che non piacciono manco a me. E io il sacrificio di mangiarli davanti a loro per dirgli che sono buoni non lo voglio proprio fare – tra l’altro, c’è il rischio che sia del tutto inutile.

Pensavo: è allo stesso modo che si trasmettono, di padre in figlio, anche i pregiudizi. Che non sono affatto questioni di gusto.

E’ allo stesso modo, come con i carciofi, che è facilissimo trovarsi un figlio intollerante, razzista, omofobico. Con l’assenza di parole, di gesti, di letture, di compagnie, di spiegazioni, quei vuoti verranno riempiti da ciò che la società intorno a loro propone e diffonde. Bisogna essere onesti: la nostra è ben lungi dall’essere una società tollerante verso il diverso, lo straniero, l'”altro”. Se non ti affretti a rispondere alle domande dei tuoi figli anche prima che gli vengano in mente, qualcun altro lo farà al posto tuo, e potrebbe essere molto spiacevole scoprire che cosa gli ha insegnato.

Credo che sia una pratica molto giusta regalare ad altri bambini vestiti e giocattoli in buono stato che non si usano più, non facendoli sparire ma spiegando perché li si regala, e a chi. Credo che io debba spiegare – anche più volte, se serve – chi è quella persona che cerca di pulirmi il vetro dell’auto e perché a volte ho delle monete per lui/lei e a volte no. Se anche i meccanismi economici e del mercato del lavoro possono sfuggire a un bambino (sfuggono anche agli adulti…), mi pare importante fargli capire che non è il caso neanche di cominciare una ‘guerra tra poveri’ – tra me e il lavavetri non c’è tutta questa differenza. Così come sono ben felice di avergli spiegato perché non seguono le pratiche religiose che seguono tanti loro coetanei, e perché gli diamo tanti libri adatti a loro che parlano di tutte le religioni del mondo.

Sul colore della pelle di tanti loro compagni di scuola non c’è stato bisogno di parlare molto. Sui temi più evidentemente razzistici l’attenzione è alta da sempre anche da parte di chi insegna. Però pochi giorni fa alcuni compagni di scuola hanno chiesto a Ivan di confessare a un altro bambino che era innamorato di lui: e lui – non capendo, per gioco – è stato lo zimbello di chi voleva già a dieci anni farsi una risata omofoba. Tutto è rientrato rapidamente nei ranghi, sono stati individuati i “colpevoli” e ciascuno nel suo ambito ha fatto il proprio dovere – gli e le insegnanti lo so, i rispettivi genitori lo spero.

Perché ecco, questo succede a non parlare molto presto ai bambini di ogni forma di pregiudizio. Succede che noi possiamo pensare che si tratti di gusti, di carciofi; e invece sono pregiudizi, sono persone.

Non so i carciofi, ma le persone sicuramente soffrono molto dei pregiudizi.

Annunci

6 thoughts on “I carciofi e i pregiudizi

  1. Questa cosa della risata omofoba, mi fa attorcigliare le budella. Penso allo sguardo di Ivan e a come deve essersi sentito sbeffeggiato. 😦

    • No, si è sentito inadeguato, perché se non pensi che ci possano essere coetanei che ti ingannano, pensi di avere tu qualcosa che non va.
      Danno collaterale non da poco. Ma lui sa combattere, ha un’anima enorme.

  2. Ciao, ho appena scoperto il tuo blog e lo sto ossessivamente leggendo per la quantità di cose piene di senso e di cuore che scrivi. Mia figlia è ancora piccolissima ma mi chiedo anche io se odierà le fragole così come le odio io. Mi chiedo se smetteranno di scambiarla per un maschio solo perché non abbiamo adottato un look Total Pink dai primi giorni di vita. Mi chiedo in che modo farò da filtro per lei nella realtà, che libri le leggerò, come le spiegherò… Leggere le tue parole mi sta aiutando molto a capire meglio che direzione prendere. Grazie 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: