La recita di chi?

Probabilmente risulterò poco simpatico, ma non è che c’ho ‘sto blog per attrarre clic o sponsor. Spero solo di riuscire a dire quello che vorrei.

??????????Dunque, è arrivata anche la classica recita di fine anno del mio bimbo piccolo, Andrea. Purtroppo, è arrivato anche il solito cliché di comportamenti esecrabili da parte di alcuni genitori: maleducazione, eccesso di pathos, sfoggio di tecnologie per le riprese, urli e commenti più alti del microfono delle maestre, impostato – da parte loro – con un “eco” insopportabile mixato alla musica altissima. Vabbè.

Le maestre, per il terzo anno, dopo aver svolto un lavoro ottimo con i bambini decidono di celebrarlo in maniera divertente – per i bambini – ma confusionaria e un po’ discutibile. Perché per celebrare il tema svolto nell’anno (i colori) usare “Fame” e “Ragazzi di oggi”, col risultato di costringere i bambini in ruoli adulti che non gli appartengono?

«I bambini sono senza passato ed è questo tutto il mistero dell’innocenza magica del loro sorriso» (Milan Kundera).

Il loro divertimento e la loro emozione c’è stata, sicuramente. E altrettanto sicuramente l’idea di celebrare la fine dei lavori di un anno è giusta, da parte delle maestre. Ma continuo a vedere – dico “continuo” perché sono tre anni che è stato così – più un ammiccamento al pubblico adulto che un vero lavoro di partecipazione da parte dei bambini. Ivan è stato molto più sfortunato nelle insegnanti di scuola dell’infanzia che ha avuto, ma le attività teatrali erano curate da un’associazione di professionisti ed erano ben fatte e molto formative – e per lui comprensibili.??????????

Ripeto, non per dare contro a due maestre davvero eccezionali. Però quello che ho visto, e per il terzo anno, è stato qualcosa per i genitori (e i nonni, e gli zii) e non per i bambini. Ho visto lacrime e molta ipocrisia dove non avrei voluto vederla – nelle parole cantate e recitate, in un pubblico chiassoso e maleducato, nello sfoggio di beni e status. Sono io che ho un brutto carattere? Sono io che proietto anche in questi piccoli episodi un modo di “adultizzare” ciò che da adulti non dovrebbe essere? Sono io che continuo a vedere negli adulti spettatori una volontà preponderante di proiettare se stessi, di vedere nei bambini ciò che loro avrebbero voluto essere, ciò che vorrebbero che loro fossero indipendentemente dai desideri dei bambini?

Forse. Mi sono chiesto chi fosse davvero lì a recitare, e la risposta non mi è piaciuta.

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5 thoughts on “La recita di chi?

  1. Scrivo da reduce da una sorta di saggio/esibizione tra il ludico sportivo e il performativo culturale (dalla corsa nei sacchetti al quizzone, anche in inglese) del mio pargolo treenne. Lo scenario, di un asilo privato – e salato – non differisce tanto da quanto hai descritto. I risultati in estemporanea venivano decantati dalla direttrice, urlati quasi in un microfono amplificato che copriva musica in sottofondo. Alcuni bambini si sono straniti, altri cercavano le braccia dei genitori, mamme per lo più. Il mio girava e correva per conto suo. Alla fine medaglie per tutti e regalini. Rinfresco e la brutta sensazione di aver assistito a una forma mediatica poco piacevole di feedback delle capacità e delle abilità dei bambini, feedback che un genitore attento dovrebbe leggere nelle pieghe degli atteggiamenti del figlio o della figlia. Feedback che un asilo che spilla diverse centinaia di euro al mese dovrebbe fornire ai genitori sotto forma di schede, lavori eseguiti, parole. Parole soprattutto.
    E delle parole uscite da quel microfono ce n’è una che non riesco proprio a togliermi dalla testa: mi perseguita da giorni, non mi ha lasciato tranquillo per il resto di quella giornata: eccellenza.
    La bimba tizia è un’eccellenza in inglese. Il bimbo tizio è un’eccellenza in pittura. Che senso ha blaterarlo per un secondo in un microfono, davanti a tutti. Per fortuna a molti dei bambini sfugge sia il significato politico che quello pragmatico di questa parola in via di plastificazione. Le facce tronfie dei genitori e dei nonni eccellentati erano più fastidiosi del sole incocciante di quel venerdì mattina. Eccellenza. Mi stavo innervosendo, quando la voglia straripante di mio figlio di fregarsene di tutto quel carrozzone mi ha dato sollievo. E pensare che gli ho anche ordinato, a brutto muso, come certe volte fanno i padri, di tornare con gli altri e stare nella sua squadra.
    Poi ci ha pensato il tempo, che ha spazzato via con un acquazzone violento il sole cocente, il tronfio eccellere di chi non percepisce quanto effimeri siano oramai i caldi brucianti di inizio giugno, che non fanno in tempo a fare notizia che sono già storia.

  2. Mi ricordo un anno terribile, in cui le maestre della scuola di mio figlio misero in scena Grease. Pensai subito che non era adatto per una terza elementare. Naturalmente ero la sola a pensarlo. Mio figlio mi chiedeva cose tipo “ma perché le ragazze vogliono dei fidanzati con delle grandi auto?” gettandomi nel più nero sconforto. Finché arrivò la sera dello spettacolo. I bambini impomatati con la sigaretta in bocca che si atteggiavano a Fonzie fecero esultare la platea, ogni volta che una bambina faceva la ruota e mostrava le mutandine applaudivano estasiati, mentre io sprofondavo sempre di più nella poltrona sperando che nessuno si voltasse verso di me per dirmi “che bravi, vero?”. Avevo la nausea. E lì in mezzo c’era mio figlio. Era a disagio, si vedeva. La grande maggioranza dei bambini su quel palco era terribilmente in imbarazzo e non aveva la più pallida idea di cosa stesse facendo e perché lo stesse facendo. La cosa più brutta che abbia mai visto in tutta la mia vita. Gli altri genitori, tutti gli altri genitori, erano felici come pasque. Che incubo…

  3. adesso capisco perfettamente perché al primo e unico saggio di danza dei miei figli era proibito fare foto e filmino per non deconcentrare i bambini con flash e simili. Certo, è stata un’ organizzazione perfetta con un sacco di volontari che aiutavano a vestirli, distrarli nelle pause, coccolarli, farli mangiare (consegnati alle 11 di mattina per prova generale e spettacoli alle 15 e alle 17 per ospitare tutti). Filmino e foto professionali fatte da volontari con un rimborso spese simbolico per le copie che ognuno si poteva ordinare. Ah, gi`a siamo in olanda e la direttrice è svizzera, sarà quello, i soliti stereotipi etnici.

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