Eredità

Qualche associazione mentale non molto controllata – ma molto facile, in questi giorni di false guerre e morti veri – mi ha ricordato un triste caso di cronaca nera di molti mesi fa. Un padre che educa il figlio a valori e abitudini paramilitari, scelleratezza che ne causa un’altra più grave ancora – perché adesso quel bambino, con quei valori, vivrà dovendo fare i conti con l’aver ucciso il padre. Un padre al quale, non ho alcun dubbio, voleva bene.

SIvan 1pono giorni nei quali si parla tanto di sport, e di padri e figli. Figli che diventano grandi campioni nel ricordo e con l’immagine del padre, padri che sono dei celebrati campioni e portano sul campo i figli, figli che sono professionisti dello sport come lo era il padre. Racconti di persone e immagini dei loro genitori con le quali fare i conti, nel bene e nel male, perché sono un grande peso, una responsabilità – ma anche una grande opportunità che non tutti hanno.

Sting annuncia che per i suoi sei figli non ci sarà molto, in eredità, “devono lavorare”. Diciamo che già vivere in un certo modo è una bella possibilità, ma pure avere un padre del genere non dev’essere una cosa facilissima. Da te ci si aspetta molto, perché indipendentemente dalle tue qualità personali, parti molto avvantaggiato rispetto a tantissimi altri. Non è facile neanche da spiegare.

L’eredità paterna non è solo materiale, anzi non lo è quasi mai nelle sue cose più durature. La ritrovi in parole e gesti che pensi essere i tuoi e invece erano anche di tuo padre; le vedi in parole e gesti che i tuoi figli fanno, e tu sai che non possono che averli visti da te. Quant’è insostenibile la vergogna, se sono i tuoi momenti peggiori a essere imitati. Quanto è indescrivibile la soddisfazione per vedere emulato un tuo esempio positivo. Ci sono anche eredità non giudicabili, semplici trasmissioni di una presenza, di un momento felice che diventa un sapere trasmesso senza particolare enfasi, senza alcuna pretesa d’importanza, ma che un giorno sarà l’eredità paterna, e tu ancora non lo sai.

Andrea 1pMio padre mi ha insegnato a pulire le scarpe. Di tela, di pelle, scamosciate; mi ha insegnato il prodotto, la spazzola, i tempi e i trucchi giusti per mantenerle sempre in ottimo stato. Negli anni in cui portavo immancabilmente gli anfibi, era una soddisfazione trattarli in modo che fossero sempre lucidi, morbidi, inattaccabili agli agenti atmosferici. Come lo era mantenere gli scarpini – con quello che costano! – sempre in perfetto stato. Strofinare, lucidare, ammorbidire una tomaia è stare con lui; per un padre che ho visto, a partire dai sette anni, pochi giorni al mese, è tantissimo.

Bisogna resistere a fare dei propri figli delle piccole copie di sé: un esempio non è da copiare, un modello non è da riprodurre, un maestro non è da imitare. L’esempio insegna, il modello ispira, il maestro va superato.

 

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