Il primo giorno di scuola

In questi giorni Andrea ha iniziato la scuola. Ha avuto il suo “primo giorno di scuola”, è entrato in questo meccanismo sociale che tanto segnerà la sua vita, come è successo per quasi tutti, nel bene o nel male – anche a me, che neanche me lo ricorderei se non fosse per una vecchia fotografia in bianco e nero.

Non posso evitare di pensare che questa istituzione sociale me lo ridarà tra molti anni completamente cambiato. Cresciuto, diverso. Ho detto “me lo ridarà”, perché non si può evitare di pensare alla scuola come qualcosa che, essendo obbligatoria, si prende tuo figlio/tua figlia. Non è del tutto corretto, credo, dire che lui o lei vanno a scuola, come se potessero fare altrimenti.

primogiornoL’attuale condizione della scuola italiana, poi – trascurata e sfruttata da ogni parte politica – non ne accresce certo il fascino o il prestigio. Serve tanta fortuna per non avere problemi da affrontare nella scuola pubblica, purtroppo è questo lo stato di cose. Quelle persone che ancora ci lavorano con coscienza sono ormai assurte allo status di eroi metropolitani, o folli utopisti – gente strana, insomma. Che speri ti possa capitare, ovviamente.

E’ già cominciato però, nei miei discorsi con Andrea qualcosa che già c’è nei discorsi con Ivan. Da quel giorno, da quel “primo giorno di scuola”, esiste più tangibilmente anche per lui il tempo libero: un tempo sottratto al dovere quotidiano, che per quanto divertente e interessante, è pur sempre una routine inderogabile. Cominciano tra noi (genitori) e loro (figli), nel linguaggio e nel corpo, paragoni tra il tempo del dovere e quello del piacere, tra il lavoro/la scuola e il non-lavoro/la non-scuola. Forse qualcuno ricorderà – ahimé io per forza, sono pur sempre di formazione filosofica – che questa roba si chiama alienazione.

Così entra prepotentemente in gioco un nuovo livello della parola libertà: col primo giorno di scuola. Entra una costellazione di concetti ed esperienze – la vacanza, i compiti, lo sciopero, le materie, l’ordine, l’orario, l’insegnante, il rispetto – che rende la loro vita tanto simile a quella degli adulti, a quella del lavoro. E, come si dice: «a pelle», tutto ciò non mi piace affatto.

Allo stesso modo però non posso evitare di pensare a loro, a Ivan e Andrea, come miei nuovi complici/colleghi, pronti a sottrarsi a questo giogo quotidiano appena possibile. Forse saranno più saporiti i weekend, più felici le fughe nella natura, gli sfoghi nello sport. Troveremo altri linguaggi e altre espressioni per essere insieme, più insieme. Ho fiducia nella loro fantasia, io devo solo mantenermi capace di esserne contaminato.

Non è ancora passata la prima settimana di scuola, e Andrea già protesta perché non può portarsi a casa i regoli, per giocarci: devono rimanere a scuola, nella loro valigetta.

Dàje così Andre’.

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One thought on “Il primo giorno di scuola

  1. Mia mamma di recente mi ha detto qualcosa che suonava più o meno così: “La scuola è stata imperfetta e ti ha fatto molto male, ma ti ha fatto anche molto bene. Alla fine è stata la cosa migliore che come adulta ho potuto offrirti, oltre al mio amore, ovviamente.”. E devo dirti la verità, è vero. La scuola è un disastro ma anche una salvezza.
    La mia bimba è ben lontana dal suo primo giorno di scuola, chissà dove saremo quando dovrà affrontarlo, ma credo che per lei proverò gli stessi sentimenti. O magari faccio una follia e mi do’ all’homeschooling.
    Buon primo giorno di scuola!

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