La sicurezza delle dipendenze

dipendenze

«Mario è un virus e tu papà sei il mio antivirus», così Ivan si spiega e mi spiega il suo problema con l’amato videogioco – amore che spesso passa a ossessione – e il mio ruolo di necessaria interruzione da questa sua piccola dipendenza.

In realtà è molto complicato inventarsi una strategia di uscita da un comportamento ripetuto. Le abitudini, i gesti reiterati, sono fonti di grande sicurezza, e ci vuol poco a rendersi dipendenti da ciò che dà sicurezza. D’altronde, se una strategia funziona, perché non ripeterla?

Andrea non smette il suo atteggiamento di sfida e di “pari a pari”, e le sfide continue stancano sia me che lui – infatti molto spesso le vince lui. Ci portano in una spirale di ripicca continua che rovina facilmente uscite o mezze giornate a tutta la famiglia; e la spiegazione che “è carattere” non serve a nessuno dei due. Su consiglio di altri genitori, mi sono inventato un gesto di uscita – strignersi il mignolo – da questo meccanismo ripetitivo che lui, riconoscendo la nocività dello scontro continuo con me, ha accettato. E comincia a proporlo anche lui, a volte.

Pare che Ivan non riesca a fare a meno di parlare da solo, tra sé, quasi in ogni momento della giornata. O perché legge parlando, o perché fantastica e sogna sulla situazione presente, o perché ripensa a episodi passati o a cose lette e viste, l’effetto “radio accesa” è spesso snervante, quando non, in presenza di estranei, imbarazzante. Ci dicono che non riesce a farne a meno neanche a scuola, con le conseguenze che è facile immaginare. Alcune routine danno sicurezza contro la paura, altre esprimono una volontà di vicinanza, altri una abitudine appagante che evidentemente non trova facilmente sostituti validi. Contro questa non ho ancora trovato un minimo rimedio.

Un genitore si ricorda di queste ripetizioni, di queste piccole dipendenze, di queste manie sempre con una sfumatura patologica, data da chissà quale pregiudizio medico/clinico che pare invincibile. Da una parte li si vuole diversi, non omologati; dall’altra siamo più tranquilli se sono “come tutti gli altri bambini”. Poi ci preoccupiamo se riproducono routine o prendono abitudini fastidiose, e li vogliamo sempre diversi ogni giorno; poi ci lamentiamo della loro imprevedibilità, della loro incostanza.

Come se fossimo tanto diversi, noi adulti.

Mi sono fatto sfuggire molte volte di notare quando qualche piccolo rituale, qualche gesto ripetuto sono anche manifestazioni d’amore, codici di comunicazione che, soprattutto tra fratelli, decodificano moto meglio di me. Ivan che abbraccia Andrea, che dimentica in fretta tutta l’arrabbiatura che poco prima aveva generato urla ferine dalla loro stanza; Andrea che chiede ossessivamente a Ivan di giocare con lui, malgrado il fratello abbia già risposto di sì; le eterne scazzottate tra fratelli, alle quali io – figlio unico – non mi abituerò mai.

Forse basterebbe considerare quanto le notre giornate si assomiglino – tempi precisi, tempi scanditi da altri, tempi ristretti, tempi mai cumulabili ma sempre reciprocamente escludenti – per capire che quello delle dipendenze e delle routine è un problema che ci accomuna. Sarebbe il caso di trovare il modo di uscirne insieme.

P.S. Non so se mi sono spiegato molto chiaramente. Mi rileggo e vedo due diversi argomenti intrecciarsi, e non so decidermi se vogliono liberarsi in due o vogliono condensarsi in uno. Mah.

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One thought on “La sicurezza delle dipendenze

  1. Si, è vero alcune loro piccole abitudini (gesti ripetuti che a loro danno sicurezza) a volte ci infastidiscono: quando ho capito che infastidendomi manifestavo il volere diverso mio figlio, ho accettato un po’ di più. Mi infastidisco ancora, ma sono e cerco di essere più tollerante.

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