Le cose da solo

E’ ormai qualche mese che Ivan manifesta sempre più apertamente il desiderio di fare delle cose da solo: uscire di casa, pensare alle sue abitudini, organizzarsi. Cerchiamo di accontentarlo, per ora, nei limiti del possibile.

ciccicarnevale Sono questi i momenti nei quali devo resistere dal fare paragoni con la mia esperienza di quella sua attuale età. Privo di cellulare e in un contesto urbano provinciale, avevo a disposizione ore di solitudine e chilometri da percorrere da solo. Mi ricordo capace di una indipendenza di movimento e di una padronanza dei luoghi e delle distanze che a oggi sono, per Ivan, impensabili. Non ne ha mai avuto la necessità, quindi non ha sviluppato le capacità necessarie. Ovvio.

Meno ovvio è cercare di capire perché, sotto altri aspetti, è incredibilmente più maturo di me alla sua età. L’ultima volta che è stato dal barbiere a tagliarsi i capelli, il televisore perennemente acceso su un canale di news raccontava del tentato suicidio di una madre con i suoi due figli. Solo il più piccolo, ancora in fasce, non è sopravvissuto.

Usciti dal barbiere, Ivan mi ha tempestato di domande precise, circostanziate. Ha preteso, giustamente, risposte altrettanto complesse alle quali si è adeguato con argomenti profondi che hanno tirato in ballo le relazioni con la sua famiglia, anche allargata ai nonni e agli zii.

La risposta che mi ero dato inizialmente, per spiegare la differenza tra i miei dieci anni e i suoi, si è così svelata in tutta la sua superficialità. Avevo la sensazione che per lui sia quasi impossibile avere uno spazio adeguato e i modi necessari per “provare” un minimo di autonomia, in ragione di un contesto urbano e di una difficoltà logistica legata alla vita di noi genitori. In realtà la differenza sta in quello che mi ha generato l’inquietudine di pensarlo da solo per strada, con le chiavi di casa, a gestire dei soldi, su un mezzo pubblico.

Ivan si trova e si troverà a vivere in una società estremamente più indifferente al prossimo di quanto lo fosse quella di trent’anni fa, quella dei miei dieci anni. E lui se n’è già accorto: non perché, come me, può fare paragoni – per quanto distorti da una sensibilità soggettiva – ma perché ha già capito che la sua volontà di fare le cose da solo viene non solo dalla normale crescita psicologica, ma da una necessità: là fuori non c’è nessuno che lo aiuterà, anzi, c’è gente che fa gesti molto dolorosi e assurdi.

L’immagine che la società aveva di se stessa, trent’anni fa, era certamente molto più semplice e ipocrita di quella attuale, ma anche molto più rassicurante. In questi anni posso solo chiamare paura la caratteristica che ha più di altre riempito di sé quella immagine, ed è esattamente quello che io provo per Ivan, a pensarlo solo in questa società – anche solo per i due minuti necessari a uscire dal portone, buttare la spazzatura, tornare indietro. Questa paura è stata costruita, mi è stata insegnata. Per esempio, da un mondo che corre a raccontare di una madre suicida attraverso i media più diffusi, ripetendo notizie del genere fino alla nausea, ma che delega a supereroi mascherati il compito di costruire un futuro migliore, salvo poi relegare il fumetto a roba da bambini, a non-letteratura.

E ancora ci si chiede perché uno è “impegnato nel sociale”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: