Il premio?

Tra le tante abitudini da genitore, e da padre tradizionalmente inteso, c’è quella del distribuire premi e ricompense. L’insegnamento espresso dalla classica espressione “se fai questo, allora avrai quello” è un classico infallibile che non tramonta mai.

C’è un problema però, e pure grosso. Questa del premio condizionato è chiaramente una logica manipolatrice delle libertà altrui.

Se insegno a mio figlio non tanto la bontà o bellezza di quello che potrebbe avere, ma che queste arrivano meccanicamente come conseguenza di un determinato comportamento, gli sto insegnando due cose pessime: uno, che quelle cose hanno valore solo in quanto “ricompense”, traguardi, scopi; due, che non c’è alcun gusto a sceglierle, c’è solo la strada del comportamento coatto.

Niente male eh? ilpremio

«Se la pagella è buona avrai la Wii» riduce la Wii alla vendetta verso le pesanti ore di scuola e studio, distruggendo il piacere di imparare sostituendolo col contratto per il divertimento.

«Se stai buono adesso poi ti mando a giocare» trasforma il comportamento educato nel prezzo da pagare per il comportamento sfrenato.

«Se mangi tutto quello che hai nel piatto poi avrai il dolce», questa è facile, su.

Collegare gli spazi di libertà, la comprensione dello stare in mezzo agli altri, i vantaggi di un comportamento rispettoso di tutti, i piaceri del gioco, la bontà del cibo o le bellezze naturali tramite legami di causa-effetto è un semplice e pratico modo di distruggere il gusto di scegliere le cose da fare. E di parlarne.

Sì, perché se tutto lo si fa apparire, ai nostri figli che già ci vedono come delle autorità per default, che tutto è regolato da rapporti meccanici, poi non dovremmo stupirci se rimarranno turlupinati dal genio del momento che sostiene “se adesso lavori gratis, poi avrai una possibilità”. La logica è quella. Gliela dobbiamo insegnare proprio noi, e proprio così presto?

E’ una vita ben precaria quella che si basa sul do ut des. Sarebbe il caso di cercare di insegnare altri modelli di esistenza, evitando di abituare a regole autoritarie e parzialmente incomprensibili e invece impratichirsi  – noi e la prole – a una sana critica dei princìpi e al godimento delle felicità presenti.

Mo’ che l’ho detto, provo anche a farlo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: