Tu che sei diverso

In una cultura che si mostra sempre più ostile a qualunque diversità, a qualunque differenza da standard imposti da maggioranze perlopiù ipocrite e poco interessate ad approfondire qualunque esperienza, ci vuole molto poco per essere etichettati come strani, particolari, diversi, forse malati, chissà. Va bene qualunque etichetta pur di salvaguardare un’immagine falsa ma rassicurante; va bene replicare qualsiasi espressione, foss’anche un insulto, se ripete la confortevole sensazione di aderire a un modello consolidato, opportuno, privilegiato, di moda. uno

Ivan, tu che leggi di tutto e già da molti anni, che ti porti da leggere a scuola e ti fai rimproverare perché leggi altro durante le lezioni; tu che a ricreazione disegni nel tuo libretto di pagine bianche; tu che preferisci sempre la fantasia; tu che baci e abbracci tutti, che dici “ti amo” a tutte le ragazze e chiedi di esserti amico a tutti i ragazzi; tu che non sopporti la minima ingiustizia; tu che brontoli il tuo indomabile dissenso; tu che apri la tua diga dei sentimenti, ma che non chiedi neanche il nome a una ragazza che ti bacia, imbarazzatissimo; tu che predichi sempre di volersi bene e di non litigare, tu sei stato chiamato più volte, da qualche compagno di scuola, “gay”.

due Andrea, tu che sei sempre allegro e coinvolgente, vuoi giocare a tutto e ti presenti a tutti, non esistono barriere che non provi a superare con il tuo sorriso, non esiste musica che non vuoi ballare; tu che se sei in giornata positiva trascini tutti a dare il meglio, e se sei di cattivo umore non si riesce a stare in pace intorno a te; tu che non riesci a sopportare nessuna violenza e che reagisci con rabbia alle prese in giro, tu che non sopporti divisioni e che non trattieni una reazione neanche costretto, tu sei stato chiamato più volte, da qualche compagno di scuola, “principessa brutta”.

Ci è toccato allora prendervi da parte e darvi lunghe spiegazioni sul linguaggio, sulle discriminazioni, sulle cose da ignorare e quelle a cui reagire, sulla difficoltà di accettare chi non è simile a noi, sull’educazione che tanti ancora impartiscono ai loro bambini e alle loro bambine.

Noi lo sapevamo, e ora lo sapete anche voi. Il mondo non è pronto per certe cose, ma voi sì; vi tocca provare a migliorarlo, per starci meglio tutti. Buona fortuna.

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